Gli ultimi cinque anni “sono stati fondamentali per affrontare la crisi finanziaria e rimettere l’economia mondiale sulla giusta strada. Ma il lavoro non è ancora finito e resta essenziale concentrare i nostri sforzi per una uscita definitiva dalla crisi più lunga della storia moderna”.
È quanto hanno scritto nel comunicato finale del G20 i leader mondiali riunitisi a San Pietroburgo giovedì e venerdì scorsi, nel quale le priorità assolute messe in evidenza restano crescita ed occupazione.

In un G20 divenuto palcoscenico delle opposte posizioni Usa-Russia circa l’intervento militare in Siria, i rappresentanti dei venti Grandi del pianeta hanno spiegato che “nonostante le nostre azioni la ripresa è troppo debole e i rischi rimangono orientati al ribasso. Le prospettive di crescita per il 2013 sono state riviste al ribasso più volte nel corso dell’ultimo anno, il riequilibrio globale è incompleto, la crescita delle disparità regionali rimane alta e la disoccupazione, soprattutto tra i giovani, rimane inaccettabilmente alta”.
Nel documento letto a margine del summit si fa anche esplicito riferimento alla lotta all’evasione fiscale, per il cui contrasto debutteranno, verso la fine del 2015, gli scambi automatici di informazioni fiscali tra i Paesi del G20. “Sosteniamo pienamente la proposta dell’ Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) di attuare un modello realmente internazionale per scambi bilaterali e multilaterali automatici di informazione fiscali”, scrivono infatti i leader mondiali: “l’evasione e l’elusione fiscale ‘cross-border’ – specificano – minacciano la fiducia dei nostri cittadini nella correttezza del nostro sistema. Oggi sottoscriviamo piani per affrontare questi problemi e ci impegniamo a compiere passi per cambiare le nostre regole per affrontare l’elusione, le pratiche dannose e i piani fiscali aggressivi”.