L’Eurozona non riparte: l’Italia è completamente ferma, la Francia è ufficialmente in recessione e la Germania comincia a chiedere un cambio di rotta dall’austerità alla competitività.
Ciò che guida l’area euro, ormai, è “la recessione dovuta alle politiche di austerità”: ad affermarlo ieri il presidente francese, Francois Hollande, nel corso di una conferenza stampa all’Eliseo. “Da un anno i dati sono cambiati: la zona euro è stata stabilizzata, sono stati introdotti strumenti di solidarietà, è stata definita l’Unione bancaria, c’è una nuova dottrina della Bce e la Grecia, che a un certo punto si pensava minacciata di uscire dall’Ue, è stata salvata, come altri Paesi“, ha dichiarato Hollande, aggiungendo che la Francia “è uno Stato che ha dimostrato la credibilità del suo bilancio e ha avviato la riforma del mercato del lavoro” ed “è disposta a dare un contenuto all’unione politica” per fare uscire l’Europa “dal suo languore”.

La ricetta transalpina. Innanzitutto, ora, ha sottolineato il presidente francese, occorre “instaurare con i Paesi della zona euro un governo economico che si riunisce tutti i mesi intorno a un unico presidente”, per poi “mobilitare subito il bilancio Ue per l’inserimento dei giovani”, “definire una strategia di investimento comune per il mondo dell’industria, tra cui una comunità europea per l’energia, che si concentri soprattutto sulle rinnovabili” e, infine, “una nuova tappa di integrazione, con capacità di bilancio”.
Se l’Europa non avanza, cade, anzi, si cancella dalla carta del mondo e dall’immaginario dei popoli“, ha avvertito Hollande, confermando il suo impegno ad invertire la curva della disoccupazione francese entro la fine del 2013. “Ripeto qui davanti a voi – ha affermato – assumendo dei rischi, ma anche delle responsabilità, che la curva della disoccupazione può invertirsi entro la fine dell’anno”. “La battaglia sarà vinta, a lungo termine, soltanto se torna la crescita”, ha concluso Hollande, confermando che c’è “pieno accordo” con il presidente del Consiglio italiano, Enrico Letta, sul fatto che la crescita e “la correzione delle traiettorie e l’obiettivo di riduzione dei deficit possano essere compatibili”.

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