Un italiano su tre ha paura di diventare povero e solo il 30% si sente tutelato dal welfare nostrano, contro il 58% in Spagna, il 61% della popolazione del Regno Unito, il 73% di quella tedesca e il 74% dei francesi.
La recessione alimenta dunque l’incertezza, secondo lo studio Censis ‘Diario della transizione’ pubblicato ieri, soprattutto in Italia, dove i cittadini, di fronte ad uno scenario di forte disoccupazione e mancata crescita, credono sia sempre più fondamentale costituirsi una riserva per fronteggiare malattie, perdita del lavoro o imprevisti vari.

E così, sottolinea il Centro Studi Investimenti Sociali, la grande crisi partita nel 2008 si sta accompagnando con un vero e proprio boom di contanti e depositi bancari.
Gli italiani hanno preferito cioè tenere i soldi liquidi o sui conti correnti, disponibilità aumentate di 234 miliardi di euro durante questi sette anni di crisi, con le consistenze passate dai 975 miliardi del 2007 ai 1.209 di marzo di quest’anno (+9,2% in termini reali).
Il 44% della popolazione, spiega poi lo studio, risparmia per affrontare i vari rischi sociali, di lavoro o di salute, il 36% perché ritiene questo l’unico modo per sentirsi sicuri e il 28% per garantirsi una vecchiaia più serena: “gli italiani”, conclude il Censis, sono “ormai l’azienda più liquida d’Italia”.
Nello stesso periodo, si legge nel rapporto, sono aumentati anche i soldi messi da parte ricorrendo ad assicurazioni e fondi pensione di circa 125 miliardi di euro (+7,2%), con le polizze vita che sono tornate ad essere utilizzate come salvadanaio dagli italiani: i premi raccolti, nel dettaglio, sono passati infatti da 63,4 miliardi di euro nel 2007 a 86,8 miliardi nel 2013, mettendo a segno un aumento in termini reali del 21,3%.
Nel frattempo, evidenzia lo studio, si sono azzerati i consumi (-7,6% dal 2007 al 2014) e dimezzati gli investimenti nel mattone (foto by InfoPhoto).