L’Eurozona è finalmente ripartita “dopo sei trimestri di recessione” e nel prossimo anno “la crescita dovrebbe essere di quasi l’1%. La disoccupazione al 12% è tuttavia ancora troppo alta e in alcuni Paesi un quarto della popolazione e un giovane su due non riesce a trovare lavoro”.
A sottolinearlo ieri a Washington il direttore del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, in un discorso durante il quale si è toccata anche la situazione di stallo politico ed economico degli Stati Uniti.

Per Christine Lagarde “l’Eurozona sta attraversando una profonda transizione, dopo una crisi del settore bancario e del debito sovrano che ha minacciato la natura stessa dell’unione monetaria”. Ora però deve “andare avanti più che mai sulla via dell’integrazione di bilancio e finanziaria, anche se molto resta da fare”.
La ripresa in molte parti dell’Europa è ostacolata dalla debolezza delle banche, – ha continuato – dall’alto livello dei debiti delle imprese e dalla frammentazione dei sistemi finanziari. E ciò nelle regioni in crisi fa aumentare il costo dei prestiti alle Pmi di 1-2 punti percentuali”. È dunque “un obbligo il risanamento delle banche europee”: bisogna “definire e sanare le carenze di capitale, ma anche andare avanti sulla via dell’unione bancaria, così da rendere l’intera costruzione europea più solida e sicura”.

A proposito dei timori circa un possibile default degli Usa, il direttore dell’Fmi ha specificato che se è già abbastanza grave lo shutdown del governo a stelle e strisce, “un mancato aumento del tetto del debito sarebbe di gran lunga peggiore e potrebbe seriamente danneggiare non solo l’economia degli Stati Uniti, ma l’intera economia globale”, soprattutto perché “l’attuale incertezza politica sul bilancio e sul tetto del debito non aiuta le prospettive dell’economia Usa“.
Gli Stati Uniti – ha concluso Lagarde – devono fare di più per rendere il debito più sostenibile, limitando la crescita degli impegni di spesa e aumentando le entrate”.

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