Ogni contribuente che produca un reddito che possa essere sottoposto al regime di tassazione ordinaria, deve compilare una dichiarazione dei redditi e pagare conseguentemente le tasse.

Il pagamento deve essere calcolato sulla base dei redditi e deve essere corrisposto al fisco nei tempi stabiliti dalla legge. Chi sbaglia, nella dichiarazione, oppure chi effettua il pagamento delle imposte in ritardo, per noncuranza o per necessità, ha l’opportunità di fare il ravvedimento, quindi di notificare autonomamente l’errore compiuto, e pagare la differenza di quanto omesso nella precedente dichiarazione.

Il ravvedimento è definito operoso perché il fisco chiederà indietro al contribuente sia la quota di tasse dovute, sia un piccolo interesse.

Nel 2011 il recupero di questi crediti è diventato centrale nella politica economica del governo, al punto che le sanzioni per chi sbaglia sono state inasprite.

Dal 1° febbraio 2011, i versamenti omessi che saranno dichiarati entro 30 giorni saranno puniti con una sanzione del 3% della somma non versata (prima era del 2,5%). P

er le somme sanate nella dichiarazione dell’anno successivo, la sanzione calcolata sulla somma non versata, passa dal 3 al 3,75 per cento.

Per l’omissione della presentazione della dichiarazione la multa è stata aggiornata e se prima di pagavano 21 euro, adesso il contribuente dovrà pagarne 25.

In caso di ritardo dei pagamenti l’interesse applicato è dell’1,5 per cento ed è salito dello 0,5%.