Per l’Italia è la prima notizia negativa dopo le elezioni politiche senza un vero vincitore. A borse chiuse è arrivato il taglio di Fitch che riduce il rating dei titoli di stato italiani da A- a BBB+. In questo modo l’agenzia di rating si porta sullo stesso piano delle due sorelle maggiori – ovvero Standard & Poor’s e Moody’s -, che avevano già fatto la stessa cosa qualche mese fa.

Fitch spiega le ragioni della sua azione con il quadro generale di pesante recessione. Il Tesoro ha immediatamente risposto alla mossa dell’agenzia di rating pubblicando una nota in cui evidenzia che Fitch riconosce i “diversi aspetti positivi” dell’azione promossa dal governo Monti, e crede che “l’Italia troverà la soluzione politica e proseguirà il processo di riforma in corso”.

In parte il downgrade è dovuto al “risultato inconcludente delle elezioni” che rende “improbabile la formazione di un nuovo governo stabile per le prossime settimane”. Ma più di tutto pesa la recessione: i “dati del quarto trimestre 2012 confermano che la recessione in corso in Italia è una delle più profonde in Europa”. L’elemento più preoccupante della valutazione di Fitch è che la contrazione del Pil italiano prevista per il 2013 è pari all’1,8%. Non solo, il debito dovrebbe avvicinarsi alla soglia del 130% – era pari al 125% alla metà dell’anno scorso.

Per cambiare il giudizio sull’Italia – e quindi far diventare l’outlook stabile, ci vuole “una ripresa economica sostenibile che supporti il risanamento in corso” e “ulteriori riforme strutturali che rafforzino la competitività e il potenziale di crescita”.

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