Le temutissime agenzie di rating, incubo di tutti i governi, e non solo, potrebbero chiudere?

L’idea italiana è quella di togliere le valutazioni ai privati e affidarle a un sistema gestito da Ocse e Bri e verrà portata dal nostro governo al prossimo G20 a San Pietroburgo.

Non sarà facile, magari impossibile, ma è il primo passo in questa direzione. Il nostro Paese rischia di dover chiedere aiuti in caso di nuovi declassamenti, una mossa quasi impossibile contro le agenzie di valutazione, anche vista della probabile crisi di governo.

Il nostro Tesoro è preoccupato da un possibile declassamento del rating. Per questo motivo l’esecutivo sta studiando l’iniziativa da presentare al prossimo vertice del G20, a inizio settembre a San Pietroburgo, e al Financial Stability Board, anche nella Bce sono già iniziati i sondaggi in modo del tutto informale.

Rimpiazzare le grandi agenzie di rating private, come Moody’s e S&P, con un sistema di valutazioni del rischio d’insolvenza sui titoli di Stato che sia gestito da organismi pubblici come l’Ocse o la Banca dei regolamenti internazionali di Basilea.

Recentemente anche il presidente Usa, Barack Obama, aveva attaccato le agenzie di rating citando in giudizio Standard & Poor’s, agenzia di rating tra le più importanti al mondo, accusandola di aver emesso valutazioni “troppo rosee” su migliaia di titoli e derivati basati su mutui subprime, poco prima che si verificasse il crollo del mercato americano dei titoli immobiliari, chiedendo 5 miliardi di dollari (3,8 miliardi di euro) di danni.