L’Italia scende di un gradino nella pagella di Fitch, la terza agenzia di rating dopo Standard & Poor’s e Moody’s. Le prospettive di una decisa recessione e l’esito delle elezioni del 24 e 25 febbraio portano l’Italia, dunque le sue emissioni di debito, da A- a BBB+, con outlook negativo. Fattore quest’ultimo che non consente di escludere ulteriori tagli futuri.
Come Irlanda e Kazakistan, dunque, siamo a due gradini dalla soglia ‘non investment grades’, in corrispondenza della quale è da prendere in considerazione il rischio che il credito in futuro non sia ripagato.

Fitch si allinea, così, alle decisioni di Standard & Poor’s e Moody’s, che già nei mesi scorsi avevano tolto la ‘A’ al nostro Paese. La recessione in atto, secondo gli analisti di Fitch, è più profonda e più lunga delle previsioni e questo frena tutti gli sforzi per il risanamento dei conti. L’agenzia di rating, più pessimista degli altri organismi ufficiali, stima per quest’anno una contrazione del prodotto interno lordo dell’1,8% e un rapporto deficit/Pil al 2,5%.
Sul taglio ha certamente influito il risultato delle elezioni politiche del 24-25 febbraio, definito “inconcludente” perché rende “improbabile la formazione di un governo stabile nelle prossime settimane”. E lo stallo politico non consente certamente di portare avanti quelle riforme strutturali necessarie per la ripartenza dell’economia e, soprattutto, per la riconquista della fiducia dei mercati.

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