Standard & Poor’s conferma il rating BBB per l’Italia, outlook negativo.
Per l’agenzia di rating la conferma del giudizio sul merito creditizio del Belpaese riflette le aspettative che il governo Renzi si faccia portatore di “progressi importanti su importanti riforme strutturali e di bilancio”.
“Il rating – sottolinea S&P – potrebbe essere ridotto nel caso in cui dovessimo giungere alla conclusione che il governo non riuscirà a implementare le politiche necessarie a far ripartire la crescita e a contenere l’aumento del debito nelle nostre stime”.

Standard & Poor’s stima che il rapporto debito/Pil italiano arriverà al 132% nel 2014 per iniziare a calare lentamente fino a toccare quota 130% nel 2017.
Il Pil reale, invece, è stimato in aumento dello 0,5% quest’anno e dell’1,1% nel 2015.
Tra i fattori che frenano la crescita dell’Italia, S&P individua il processo di contrattazione salariale organizzato a livello nazionale e non di impresa, che “contribuisce a creare rigidità, indipendentemente dalle tendenze produttive sottostanti”, e il costo del lavoro, che sarebbe “troppo elevato” e non legato direttamente al salario, caricato com’è di balzelli “tra cui le spese giudiziarie, giuridiche e amministrative, e quelle per le liquidazioni”.
L’Italia, continua l’analisi, “ha un costo dell’energia all’ingrosso molto superiore” a quello sostenuto dagli altri Paesi industrializzati europei, “gli incentivi creati dalle leggi fiscali e dal taglio del cuneo per le imprese restano modesti” e “c’è scarsa mobilità del lavoro interna, in parte perché il mercato degli affitti è sottosviluppato”, anche per il peso del Fisco e delle parcelle legali e notarili legate alle transazioni.

“Nonostante le intenzioni dell’esecutivo italiano siano incoraggianti – scrive l’agenzia Usa -, è troppo presto per valutare quanto programma potrà essere attuato e in che tempi”, ma “le prospettive di crescita economica resteranno deboli in termini reali e nominali”: uno scenario, spiega l’agenzia di rating, che “riflette i tentativi da parte degli ultimi tre governi di riformare il mercato del lavoro e la produzione, che noi consideriamo meno flessibili rispetto a quelli dei partner commerciali più importanti d’Italia”.
Senza dimenticare, aggiungono gli analisti dell’agenzia, che “le valutazioni sull’Italia sono anche vincolate dall’elevato peso del debito sui conti pubblici e delle amministrazioni pubbliche e dello scarso funzionamento dei meccanismi di trasmissione della politica monetaria, che hanno portato a un irrigidimento del mercato del credito per il settore privato” (foto by InfoPhoto).