Renzi come Letta: il rating dell’Italia non migliora.
Per Fitch “le dimissioni del primo ministro Enrico Letta e la sua sostituzione con il leader del Pd Matteo Renzi sottolinea la volatilità della politica italiana” e lo stesso Renzi “avrà probabilmente le stesse difficoltà del suo predecessore” nel “fare le riforme che rilancerebbero la crescita e la competitività economica dell’Italia”.
“L’incertezza sulla durata dei governi e sulla loro capacità di affrontare riforme strutturali e processi di consolidamento fiscale – ha specificato Fitch nella nota circolata ieri pomeriggio – è una delle ragioni per l’outlook negativo sull’Italia, con rating BBB+”.

Volatilità politica. La crisi di governo, secondo l’agenzia di rating Usa, “è solo l’ultimo episodio di volatilità politica dalle inconcludenti elezioni dello scorso febbraio” e le misure contenute nel testo della Legge finanziaria per il 2014, “nonostante la maggioranza parlamentare, riflettono contrattazioni politiche e dispute tra, o all’interno dei, principali partiti”.
“Non è chiaro che continuità ci sarà tra l’amministrazione Renzi e il governo Letta”, ha continuato la nota, ma la crescita potenziale dell’Italia rimane “debole”, e “riforme strutturali in grado di aumentarla” rappresenterebbero “un fattore positivo per il profilo di credito, così come una ripresa sostenuta che aiuti il consolidamento dei conti”.
L’Italia, ha sottolineato infatti Fitch, ha fatto “significativi” progressi sul fronte del risanamento dei conti, “ma per quest’anno prevediamo che il debito pubblico si attesterà oltre il 130% del Pil per poi rimanere sopra il 120% del Pil fino al 2018”: uno scenario che “lascerà pochissimi margini di bilancio per reagire a shock” futuri.

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