Li conosciamo tutti i due mantra economici dell’Unione Europea: il rapporto tra debito e Pil deve essere pari al 60% – o tendervi -, e il rapporto tra deficit e Pil non deve superare il 3%. Sono due cifre magiche, ma non hanno alla loro base alcun fondamento di teoria economica: furono il frutto di un lungo lavoro politico.

Con oltre una decina di anni di ritardo – esattamente nel 2010 – uno studio di due economisti di Harvard – Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff –  sembrò confermare l’impostazione data dai “padri europei”. Secondo i due, il debito pubblico avrebbe un’influenza negativa sulla crescita quando supera il 90% del Prodotto Interno Lordo. Al di sopra di questo livello, l’economia non crescerebbe più. In molti hanno subito sposato questo numero magico, il 90%.

Olli Rehn, il vicepresidente della Commissione Europea lo ha addirittura utilizzato qualche settimana fa per escludere un allentamento dell’austerità. E’ proprio così? Tre ricercatori dell’University of Massachusetts hanno evidenziato la presenza di due errori – nel lavoro sono stati esclusi alcuni dati dal computo, e c’è un problema nel metodo di calcolo delle medie -, oltre alla presenza di una svista imbarazzante in una tabella di excel.

Il risultato finale è che ci sarebbe una debole correlazione tra debito pubblico e crescita dell’economia: a ciascun livello possono corrispondere diversi livelli di crescita. Reinhart e Rogoff hanno ammesso i problemi ma continuano a ripetere come un mantra che più elevato è il debito e minore è la crescita.

Fino a quando continueremo con queste guerre di religione economiche e con l’austerità è difficile uscire dalla strada senza uscita in cui è finita l’Italia e una parte dell’Europa meridionale.