Aumentano i fallimenti in Italia: nei primi nove mesi dell’anno, rileva l’Abi commentando i dati Cerved relativi al periodo gennaio-settembre, i crack sono stati 9.902, in aumento del 12% su base annua e del 9% sul trimestre precedente.
Il fenomeno, evidenzia l’Associazione bancaria italiana, è particolarmente diffuso anche a livello geografico, senza distingui e con tassi di variazione rispetto allo scorso anno molto marcati.
Ciò è evidente tanto nel Nord Est, che, dopo aver fatto registrare una diminuzione delle procedure fallimentari nei primi nove mesi del 2012, sta attraversando un 2013 segnato da un aumento del 18%, quanto nel Sud e nelle Isole, che, a fronte di un lieve aumento rilevato lo scorso anno, nei primi nove mesi di quest’anno hanno fatto registrare un incremento dei crack del 12%, senza dimenticare il continuo peggioramento rilevato nel Nord Ovest (+8,9%) e nel Centro (+12%).

Aumenta ancora il rischio delle banche legati ai prestiti: le sofferenze lorde, ricorda il bollettino mensile Abi, si avviano ormai verso quota 150 miliardi di euro.
“A seguito del perdurare della crisi e dei suoi effetti – si legge nel rapporto -, la rischiosità dei prestiti in Italia è ulteriormente cresciuta”.
A ottobre le sofferenze nette sono ammontate a 77,4 miliardi, quelle lorde a 147,3 miliardi (contro i 144,5 miliardi di settembre).
“Il rapporto sofferenze lorde su impieghi – specifica l’Abi – è del 7,7% ad ottobre 2013 (6,1% un anno prima; 2,8% a fine 2007), valore che raggiunge il 13,4% per i piccoli operatori economici (11,2% ad ottobre 2012; 7,1% a fine 2007), il 12,3% per le imprese (9,2% un anno prima: 3,6% a fine 2007) ed il 6,3% per le famiglie consumatrici (5,4% ad ottobre 2012; 2,9% a fine 2007)”.

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