Lo scorso fine settimana, a livello economico, è stato segnato dalla diffusione dei dati sul mercato del lavoro statunitense e dalla previsione di un rallentamento della crescita economica cinese. Nel Sol Levante, però, le avvisaglie erano state chiare.

Oggi si prende atto della condizione cinese: una delle più grandi economie del mondo sta rallentando vistosamente. Eppure già da tempo ci sono degli elementi che potevano aiutare nell’interpretazione di questo panorama.

La Cina sta subendo gli effetti di una crisi economica globale che interessa gli Stati Uniti, l’Europa ed ora anche l’Asia. In Cina, per esempio, sono diminuiti molto i prestiti da parte delle aziende ed è in flessione anche la quantità di beni prodotti e distribuiti in Cina.

Il PIL, dunque, è destinato a scendere, nel senso che crescerà pochissimo rispetto alle previsioni, assestandosi sul magro +7,5%.

Secondo il Foreign Policy ci sono almeno cinque elementi che potevano far pensare al tracollo cinese: la rinuncia alle auto di rappresentanza che saranno vendute all’asta. Erano stati acquistate durante il piano di rilancio dell’economia tra il 2008 e il 2009.

Il secondo elemento è nei conflitti sociali legati al rallentamento dell’economia che da tempo stanno diventando sempre più violenti. Il terzo elemento è il rallentamento del settore del lusso a causa della riduzione del numero dei ricchi del paese.

C’è poi da considerare una riduzione del consumo di maiale, fino ad oggi era il tipo di carne più consumato dai cinesi, e il mancato aumento dei consumi energetici nelle stagioni di picco.