Gli Stati Uniti guardano con diffidenza a quello che accade nel Vecchio Continente ma in realtà non dovrebbe essere l’Europa il centro delle preoccupazioni a stelle e strisce perché secondo gli ultimi dati finanziari, è rallentata la crescita dell’India. 

Se crollano India e Cina vuol dire davvero che la crisi sta avendo portata globale e conseguenze inimmaginabili. E dall’India, almeno in quest’ultimo periodo, non arrivano messaggi rassicuranti.

Sul New York Times, un professore della George Mason University di Fairfax in Virginia ha spiegato che l’India è in difficoltà e le stime sulla sua crescita futura lo dimostrano, infatti nel 2012 sarebbe dovuta crescere di otto punti percentuali ma difficilmente superare la soglia del +6,9 per cento.

Sempre che non ci siano altri imprevisti. Il declino indiano è molto importante perché non solo avrà conseguenze sulla parte più povera della popolazione ma potrebbe avere dei contraccolpi sull’economia mondiale in virtù degli investimenti stranieri in quest’area.

Una soluzione al problema della crescita indiana è nell’introduzione di nuove liberalizzazioni economiche che però devono fare i conti con l’opposizione popolare. Tempo fa, infatti, il governo indiano ha deciso di fare cassa imponendo una tassazione retroattiva alle imprese straniere presenti in India, sulla base dei lo guadagni.

Poi ha reagito con il rifiuto alla richiesta d’investimento inoltrata dalla catena Wall-Mart per il commercio al dettaglio. Adesso il vento delle liberalizzazioni dovrebbe tirare più forte, altrimenti l’economia rischia il tracollo negli anni a venire.