Le turbolenze dell’area euro sono sicuramente d’interesse per le borse asiatiche e per il destino della borsa di New York tanto che dall’altra parte dell’Oceano, gli economisti tengono d’occhio l’agenda dei ministri dell’Economia dell’Unione e si pongono qualche domanda.

In un articolo dedicato dall’Economist all’Euro crisi, si parte dal prossimo appuntamento dei ministri delle finanze dell’UE che presto dovrebbero concludere un accordo, una specie di patto di stabilità per risollevare le sorti della Grecia che rischia di trascinare in basso anche altri paesi.

In termini non ufficiali, spiegano gli americani l’accordo consiste in uno scambio tra di favori tra i membri dell’area euro e i privati che detengono i titoli obbligazionari.

Se questi attori appena citati daranno il loro sostegno economico per differire il debito della Grecia, gli altri paesi europei dovranno però aiutare la Grecia a ricomprare le obbligazioni sul mercato secondario.

Alla base di tutto l’accordo, quindi ci sarebbe il ruolo giocato dalle banche.

L’ipotesi di acquistare obbligazioni sul mercato secondario, però, era già stata bocciata all’inizio dell’anno come soluzione, adesso torna alla carica e diventa centrale nel pacchetto di accordi che i leader europei devono approvare.

Le domande che gli economisti americani si pongono sono sostanzialmente due: è giusto che il maggior sforzo per riaggiustare i conti pubblici degli stati lo faccia il settore privato? E poi nel dettaglio, quanti soldi servono per salvare la Grecia?

I diplomatici parlano di numeri che partono da 84 miliardi di dollari e non accennano certo a diminuire.