Il Quantitative easing (o Qe) è un argomento ricorrente in questo blog. Ripetiamo ancora una volta che questo nome serve per designare uno strumento non convenzionale utilizzato da una banca centrale. In cosa consiste? La banca crea moneta dal nulla, e con questi soldi acquista titoli  sul mercato secondario – come bond e titoli di Stato -, e con questa manovra si vorrebbe rendere più facile l’accesso al credito a imprese e famiglie.

La Fed ha annunciato già da tempo l’intenzione di ridurre progressivamente il Qe – ovvero di ridurre progressivamente gli acquisti, una pratica che che viene denominata Tapering -, ed ha fatto seguire gli annunci dai primi fatti. Questo passaggio non ha determinato né un apprezzamento significativo del dollaro nei confronti dell’euro, e non ha provocato brusche inversioni di tendenza nemmeno a Wall Street. Perché sta succedendo? La spiegazione alla fine è abbastanza semplice: la fine degli acquisti di titoli da parte della banca centrale – in questo caso la Fed – non significa la fine del denaro a costo zero. Detto in altre parole, la Fed sta continuando nella sua politica monetaria espansiva – che ha già provveduto a definire come Qualitative Easing. L’unica differenza rispetto al passato è quindi la riduzione degli acquisti di asset finanziari. Finora l’azione della Fed sta ottenendo i risultati aspettati: la banca centrale sta mantenendo il suo ruolo di guida guida sui futuri tassi d’interesse – forward guidance. Bisognerà ora vedere quel che succederà quando la Fed inizierà ad attuare una vera e propria politica restrittiva. Con ogni probabilità la scelta non arriverà a breve, visto che il Qe messo in atto dalla Bce, impone alla banca centrale Usa una certa cautela nelle proprie scelte monetarie: aumentare i tassi, anche di poco, potrebbe essere rischioso, perché potrebbe portare ad un eccessivo apprezzamento del dollaro – e quindi a frenare i risultati economici del paese.