Con il Quantitative easing, la Banca centrale sul mercato comprerà miliardi di euro di titoli di Stato e commerciali – in gran parte nei bilanci delle banche commerciali europee – creando moneta che immettono nel sistema. Il primo risultato di questo massiccio acquisto di titoli non può che essere un aumento del prezzo dei bond, e quindi una riduzione del loro tasso di interesse – il rendimento dei BTp a dieci anni scenderà, secondo le stime degli operatori finanziari, di 95 punti base, per passare dall’1,7% attuale fino all’1,3%  di inizio 2016 per poi risalire al di sopra del 2% entro la fine del 2017. Questa riduzione in parte è già avvenuta, perché i mercati hanno anticipato le mosse di Mario Draghi.

La riduzione dei tassi di interesse si allargherà progressivamente a tutti gli strumenti finanziari – la riduzione però dovrebbe essere inferiore a quella che avverrà sui bond -: mutui, prestiti alle imprese, credito personale, e così via. La mossa quindi dovrebbe rendere meno costoso l’indebitamento per qualunque soggetto. In primis gli Stati, che potranno avere così più risorse da investire nell’economia reale, e in seconda battuta le imprese – che pagheranno meno i prestiti che chiederanno al sistema bancario – e ai privati – sia in termini di mutui che di prestiti personali. La riduzione dei tassi di interesse dovrebbe portare a differenziare le scelte degli investitori perché ci si aspetta migliori rendimenti per i titoli azionari.

Tre effetti combinati che possono aiutare la ripresa – come abbiamo già detto in altre occasioni – l’effetto maggiore sull’economia dovrebbe essere rappresentato dal deprezzamento dell’euro sul dollaro. Per le imprese – in particolare italiane e tedesche – sarà più facile esportare le proprie merci. L’insieme di questi effetti dovrebbe incrementare i consumi interni e la domanda estera e provocare  la crescita dei prezzi al consumo – più probabile nel 2016 rispetto all’anno in corso – e far uscire definitivamente l’Europa e l’Italia dalla deflazione.