Fra gli obbiettivi  del Quantitative Easing voluto dal Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, c’è anche quello di andare ad incidere sull’inflazione. Il programma dovrebbe andare ad incidere sulla valuta – l’euro in questo caso – per far sì che si deprezzi e che perda terreno rispetto al dollaro, dando così impulso alle esportazioni di merci all’estero. Ma non solo. Il Quantitative Easing dovrebbe andare a far aumentare contestualmente l’offerta di moneta, andando così a creare inflazione.

L’obbiettivo di Mario Draghi e della Bce è infatti quello di portare l’inflazione nell’Eurozona vicina al 2 per cento. Avere un euro debole e un minimo di inflazione dovrebbe essere la premessa più efficace per spingere le imprese ad investire, i consumatori ad acquistare e per far ripartire infine l’economia nel modo giusto, evitando la crisi e il ristagno.

Quantitative Easing: stime sull’inflazione

A quanto pare il piano di Quantitative Easing voluto da Mario Draghi avrebbe iniziato a dare i suoi frutti, almeno per quanto riguarda le stime in merito all’inflazione. La Banca Centrale Europea avrebbe rivisto in rialzo le stime dell’inflazione nell’Eurozona, segnalando anche un rialzo dell’indice dei prezzi al consumo.

L’inflazione dovrebbe salire dell’1,5 per cento nel 2016 e dell’1,8 per cento nel 2017. Che il Quantitative Easing stia funzionando non sembra essere motivo di dubbio per lo stesso Mario Draghi, sicuro che il piano non solo sarà mantenuto ma se necessario sarà rivisto anche al rialzo. Per quanto riguarda invece gli effetti che si potrebbero avere sull’inflazione (e che si stanno già avendo in realtà), essi si baseranno soprattutto sulla graduale risalita dei prezzi del petrolio e sull’aumento della domanda interna. Un modo per far ripartire anche gli investimenti delle imprese e, indirettamente, anche l’occupazione.