Il Quantitative Easing voluto e disegnato dal governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi, è stato pensato per portare una boccata d’ossigeno a tutta l’economia della Comunità. Fra i benefici che esso dovrebbe condurre con sé, dovrebbero esserci anche quelli che riguardano il settore immobiliare, che insieme a quello edile è stato sicuramente uno dei più colpiti dalla crisi economica.

Per diverso tempo si è parlato di settore immobiliare in crisi, di dati sull’acquisto di case, di costruzione delle stesse oppure di locazione in forte calo. Tutto ciò era da addebitare, principalmente, alla mancanza di liquidità e dal timore degli istituti di credito di concedere mutui e prestiti. Una situazione davvero critica, cui il Quantitative Easing dovrebbe porre rimedio in qualche modo.

Quantitative Easing: come influisce sul mercato immobiliare

Il modo attraverso cui il Quantitative Easing di Mario Draghi dovrebbe influire sul mercato immobiliare si basa su un concetto piuttosto semplice e immediato da comprendere. Attraverso il Quantitative Easing, infatti, la Banca Centrale Europea ha stampato moneta con cui acquistare in seguito azioni, titoli di Stato o di altro genere dai Paesi dell’Unione. Grazie a questi acquisti, la Bce ha permesso agli Stati e agli istituti di credito di liberarsi di essi e di essere in possesso, così, di maggiore liquidità da impiegare per altri scopi.

Per quanto riguarda gli istituti di credito, ad esempio, ciò significa, in concreto, avere maggiore liquidità per concedere mutui e prestiti; riuscire a concederli più facilmente e a tassi nettamente più favorevoli per i clienti. Riuscire ad ottenere un mutuo significa agevolare la ripartenza del settore immobiliare. Grazie alla maggiore facilità e alla maggiore possibilità di ottenere somme di denaro, i clienti sono infatti più incentivati ad acquistare e anche le aziende del settore ne ottengono benefici, grazie ad un mercato che così diventa più dinamico.