I mercati si starebbero già attendendo una nuova mossa di politica monetaria espansiva della Bce – di cui il Quantitative easing rappresenta solo un’arma -: l’ennesimo taglio del tasso sui depositi. Il tasso che la Banca centrale europea dovrebbe pagare alle banche per la liquidità che parcheggiano sui suoi conti è stato portato a dicembre da -0,2 a -0,3%. E ora si pensa che questo limite verrà portato in territorio ancora più negativa (ovvero un -0,4%), anche se non si scommette su quando avverrà questo passaggio.

Verso che direzione si dirigano i tassi lo dimostra il fatto che per la prima volta anche l’indice Euribor a nove mesi - questo genere di tassi interbancari ha scadenze che vanno da una settimana a dodici mesi –  è entrato in territorio negativo, mentre l’Euribor a 1  e 3 mesi continua a raggiungere nuovi record negativi. Perché la Bce farebbe questa mossa (che è probabile ma non ancora scontata)? Il segnale in questo caso sarebbe chiaro, l’Eurozona non è ancora fuori dalla crisi e ha ancora bisogno delle politiche espansive della sua banca centrale. Un altro aspetto da non dimenticare che l’Europa è ancora ben lontana dall’obiettivo di inflazione al 2% che è stato dato alla Bce – a dicembre eravamo ad un misero +0,2%.

Cosa cambierà per i risparmiatori se si verificasse questo ulteriore taglio dei tassi? Non aspettatevi grosse rivoluzioni. I rendimenti dei titoli di Stato dovrebbe ancora scendere – così come i rendimenti degli altri bond -, spingendo sempre più gli investimenti verso l’azionario. La situazione dovrebbe rivelarsi molto più interessante per chi sta rimborsando un mutuo ad un tasso variabile – le prossime rate costeranno ancora meno. Analoghi vantaggi dovrebbero presentarsi anche per chi accenderà un mutuo nel 2016, probabilmente converrà scegliere soluzioni a tasso fisso, anche se hanno tassi di un punto e mezzo più cari rispetto al variabile se la durata del mutuo supera i dieci anni.