L’Istat è alla ricerca di un perché alla stagnazione del nostro paese. Di recente sono state aggiornati i dati sulla produzione industriale e si è parlato anche del lavoro.Riepilogando: l’Italia industriale affronta una fase di stagnazione. Cresce soltanto il comparto dell’energia mentre si registrano flessioni in tutti gli altri comparti. La produzione industriale, considerato il dato destagionalizzato è scesa a settembre del 4,8%.

Di pari passo l’Istat approfondisce qualcosa sul mercato del lavoro cercando di calcolare il numero dei lavoratori inattivi, non i disoccupati ovviamente. Tra i cittadini che non hanno un impiego, infatti, ci sono quelli che l’hanno perso da poco ma ne cercano un altro e quelli che pur lavorando non cercano sicuramente un posto.

Questo secondo insieme è quello degli inattivi che nel nostro Paese sono circa 2,7 milioni di persone. Un dato che preso singolarmente è preoccupante ma risulta ancora più grave se si pensa che è un dato triplo rispetto alla media europea.

Ai 2,7 milioni di inattivi, poi, si devono aggiungere 2,1 milioni di disoccupati nella cui categoria rientrano coloro che non hanno un lavoro ma lo cercano costantemente.

Se poi si va a spaccare l’insieme degli inattivi si scopre che il 42% tra loro, quindi 1,2 milioni di persone circa, dichiara di essere disponibile a lavorare ma dice anche di non trovare un impiego a causa dell’età (è troppo giovane o troppo vecchio), o per mancanza di professionalità, oppure perché si concentra nella ricerca di posti di lavoro vicino al centro di residenza.