Le regole per andare in pensione obbligatoria sono state drasticamente ridisegnate dalla riforma partita con l’art. 24 del decreto legge 201/2011, il cosiddetto “Decreto Salva Italia”.
I principali paletti fissati dalla Riforma sono:
Sistema contributivo per tutti.
Le anzianità contributive maturate entro il 31 dicembre 2011 dal 1° gennaio dello scorso anno sono calcolate per tutti i lavoratori con il sistema di calcolo contributivo. La pensione di anzianità è stata sostituita dalla pensione anticipata e il meccanismo delle quote è stato abolito. Stessa sorte per la finestra di scorrimento di 12 mesi d’attesa (la cd finestra mobile), sicché la pensione decorrere dal primo giorno del mese successivo al maturare dei requisiti. Nulla è cambiato per coloro già in precedenza appartenenti a sistemi misti o contributivo, mentre il vecchio regime dovrà convivere con il nuovo fino a giugno del prossimo anno per gli autonomi pensionabili prima della Riforma ma in attesa della finestra mobile e parte degli esodati.
Pensione di vecchiaia.
Gli uomini (tutti) e le donne del pubblico impiego possono andare in pensione di vecchiaia a 66 anni con 20 anni di contributi dal 2012, a 66 anni e tre mesi da quest’anno e tre mesi in più ogni tre anni fino al 2019 (Riforma Berlusconi) e ogni due anni dal 2019 in poi (Riforma Fornero), sulla base dell’adeguamento delle età pensionabili alla speranza di vita Istat introdotto dal governo Berlusconi e rivisitato dall’esecutivo tecnico uscente. Per le donne del settore privato e gli autonomi l’adeguamento ai nuovi criteri per l’età sarà più graduale e andrà a pieno regime nel 2018, quando il limite minimo sarà per tutti 66 anni e 7 mesi. Il limite massimo, inoltre, dallo scorso anno è stato elevato a 70 anni e anch’esso sarà riveduto sulla base degli adeguamenti relativi alle previsioni di allungamento della vita elaborate dall’Istat.
- Pensione anticipata.
La pensione di anzianità, come ricordato, è stata sostituita da quella anticipata. Per andare in pensione occorrono ora 42 anni e 5 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 5 mesi per le donne e l’uscita minima, nel caso di raggiungimento di tali soglie, è 62 anni di età. Al di sotto di questa le quote maturate entro fine 2011 subiranno una riduzione dell’1% per anno di età e frazione antecedente ad essa, maggiorata di un ulteriore 1% per anni e frazioni di età prima dei 60 anni.

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