Perché il dimissionario governo Monti era così tanto apprezzato all’estero e così poco amato in Italia? Per capirlo basta leggere il Def (Documento di economia e finanza) e il Pnr (Piano nazionale delle riforme) varato in questi giorni dall’attuale Esecutivo.
Cifre precise per ora non ne sono state fatte. Ma le ipotesi circolate in questi giorni parlano nei prossimi tre anni di nuovi tagli alla spesa per 10-15 miliardi di euro, risparmi tra i 2 e i 5 miliardi di euro dal pubblico impiego e un minimo di una trentina di miliardi di dismissioni del patrimonio pubblico… L’obiettivo è quello di ridurre il debito, aumentare gli investimenti e pagare una nuova tranche di debiti della Pubblica Amministrazione.
La terza fase della famigerata spending review - le prime due fasi avrebbero garantito circa 13 miliardi – dovrebbe prevedere il taglio delle province,  saltato alla fine dell’ultima legislatura, e la creazione delle città metropolitane. Previste anche un taglio e riorganizzazione degli enti pubblici, la riorganizzazione delle amministrazioni centrali ed una nuova stretta sulla spesa in beni e servizi – derivante probabilmente da una centralizzazione degli acquisti. 

La partita più complessa è quella legata agli statali: bisogna gestire le eccedenze di personale ed arrivare alla riforma del pubblico impiego… Una bella polpetta avvelenata che resterà in eredità al prossimo governo – e che chissà quando verrà affrontata…
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