Si può dire quello che si vuole del nostro premier, ma non si può negare che abbia una grande dote: la chiarezza. Oggi Matteo Renzi nella terza camera della politica italiana – ovvero “Porta a Porta” – ha raccontato il futuro del governo a suo modo.  Prendiamo la famigerata riduzione del cuneo fiscale. Il premier si gioca la faccia sul tema: ”Se il 27 maggio i soldi non arrivano, vuol dire che Matteo Renzi è un buffone“.

I soldi in più, come quasi tutti sapranno, andranno a chi percepisce uno stipendio inferiore ai 1.500 euro al mese – restano da capire i dettagli –  andranno a chi guadagna meno di 1.500 euro al mese, saranno dovuti al “bonus garantito dalla manovra del governo. Mi diranno: è marketing? Sì, è anche questo“.

Si annunciano prelievi sulle pensioni, ma solo sopra i 3.000 euro. Anche se Renzi in tema sarebbe di avviso diverso: “I pensionati non daranno alcun contributo“, e ancora: “Chi pensa che i pensionati pagheranno la manovra sbaglia“, dice il presidente del Consiglio.

Sulle coperture finanziarie Matteo Renzi non ha dubbi: “Certo che i soldi ci sono: il punto è dove si mettono, sono anni che la politica allarga il suo raggio di azione e i cittadini pagano. Noi stiamo proponendo un’inversione, la politica stringe la cinghia e ne beneficiano i cittadini“. Tradotto significa che “la spending review può portare 7 miliardi, Cottarelli prudenzialmente ha detto 3 mld perché teme che non ci sia la volontà politica di fare tutti quei tagli…“. E ancora “La colpa del fatto che si vada a tagliare qualcosa se la prende il presidente del Consiglio”.

Dovrebbero poi arrivare “500 milioni di euro dagli stipendi dei manager pubblici. Ci sono molti dirigenti della pubblica amministrazione che guadagnano più del presidente della Repubblica, è giusto? No. Io sono convinto che i dirigenti italiani siano bravissimi, ma perché devono essere pagati più dei loro colleghi britannici?“. A queste voci si aggiungono i risparmi per il calo dello spread: 2 miliardi.