Gli youtuber sono tutti quelli che hanno utilizzato YouTube per diffondere contenuti digitali. Un fiume di persone che carica ogni minuto 100 ore di filmati. In Italia si stima che siano 21 milioni. Tutti quelli che hanno postato un loro video online sognano di diventare come Felix Kjellberg, un ventiquattrenne svedese più noto con il nickname PewDiePie. Il suo canale video su YouTube conta una trentina di milioni di iscritti, ed il “Wall Street Journal” stima che guadagni 4 milioni di dollari all’anno – tutto grazie alla pubblicità.

Questi numeri sono dovuti anche al fatto che il canale è in inglese. Per chi produce i suoi contenuti in italiano, le possibilità ovviamente sono molto più limitate. Come racconta il conduttore televisivo e rapper Francesco Facchinetti – che ora si occupa anche delle nuove star nate su YouTubeL’Italia è il terzo mercato dopo Inghilterra e Francia“, “per trasformare un hobby in lavoro passano anni”, e il traguardo simbolico dei “450.000 iscritti”, e comunque “quelli che guadagnano da 2-3mila euro a 20-30mila euro al mese non sono più di cinque o sei“.

Secondo Luciano Massa di Show Reel “di solo YouTube qui da noi il migliore guadagnerà quanto un impiegato. Paghiamo la marginalità del Paese, ma per fortuna non sono rari i casi di “sconfinamento” sui media tradizionali“. Insomma le cose funzionano bene per nuove star come Guglielmo Scilla in arte Willwoosh , Frank Matano o Cliomakeup, perché sono riusciti a sbarcare in televisione, in cinema o alla radio.

Tra le fonti di ricavo possibili c’è anche il product placement - un modo elegante per dire che si pubblicizzano prodotti. Secondo Audrey Venturi, ex studentessa in architettura, ora maestra di trucco per decine di migliaia di teenager, l’operazione “deve essere condotta all’insegna della più totale trasparenza, altrimenti rischia di ritorcersi contro la credibilità dello stesso youtuber“.

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