Il piano per la privatizzazione di Poste Italiane, con il 30-40% di quote sul mercato, sarà avviato entro l’inizio dell’estate.

Il viceministro allo Sviluppo economico, Antonio Catricalà, ha comunicato la strategia scelta per Poste dopo un incontro che si è tenuto a Palazzo Chigi per mettere a punto una road map e fare in modo che la società possa presentarsi al mercato entro la fine dell’anno, replicando quanto hanno già fatto gli operatori postali di Germania, Olanda e Regno Unito, che sono stati privatizzati con un’offerta pubblica di vendita.

Si occuperò di tutto, anche della ripartizione delle quote, il Tesoro, proprietario del 100% del capitale.

La quotazione viene definita “plausibile entro l’anno”, l’azienda quindi avrà ancora una solida maggioranza in mano pubblica. “Noi ci proviamo in ogni caso”, ha aggiunto Catricalà in merito ai tempi dell’operazione, ricordando che l’Italia dispone “degli uffici migliori del mondo in tema di privatizzazione, che sanno anche il momento preciso in cui fare questo tipo di operazioni”.

I dipendenti diventeranno soci di una piccola quota, compresa tra il 2 e il 5%, a titolo gratuito, mentre il resto sarà venduto alla clientela retail attraverso i 14.000 uffici sparsi in Italia.

Su questo tema Catricalà ha detto: “Sarebbe opportuno un coinvolgimento dei dipendenti nella privatizzazione, visto che oltre tutto l’ipotesi è ben vista dai sindacati”. Elementi in più sulla dismissione della quota potrebbero comunque arrivare dalle audizioni dello stesso Catricalà e dell’ad Massimo Sarmi alla commissione Trasporti della Camera in programma nelle prossime settimane come reso noto dal deputato Pd e Presidente della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera, Michele Meta.

Sul mercato non finiranno le controllate (si era parlato di BancoPosta negli scorsi mesi), ma la capogruppo, forte dei suoi 24 miliardi di ricavi e un utile 2012 di 1 miliardo di euro. La valutazione della holding è stimata da 10 a 12 miliardi di euro.

Il governo ha deciso quindi di spingere l’acceleratore, con l’obiettivo di ricavare dalla vendita di una quota di minoranza del gruppo almeno 5 miliardi di euro.

Pronta allo sbarco in Borsa anche Fincantieri. L’ad Giuseppe Bono ha affermato che il gruppo leader nella cantieristica è pronto per la quotazione e oggi il presidente Vincenzo Petrone ha parlato della finestra di fine primavera: “Fincantieri è tra le società che prima dell’estate andranno in borsa con una quota non di controllo”. Buone notizie intanto sull’occupazione e la conseguente fine della cassa integrazione con investimenti pari a 2,5 milioni di euro. Sono alcuni passaggi dell’accordo per il rilancio del cantiere navale di Palermo siglato tra sindacati e Fincantieri. Previste la trasformazione di quattro navi della Msc, di 22 paratoie metalliche in acciaio per la bocca di porto del S. Nicolò di Venezia e l’acquisizione di commesse riguardanti le riparazioni navali di alcune navi traghetto.