Al via le privatizzazioni iniziate dal governo Letta e sostenute dall’attuale esecutivo.
Dopo l’ok del consiglio dei Ministri dello scorso venerdì si parte da Poste italiane ed Enav, che potrebbero quotarsi in Borsa già entro la fine dell’anno.
I due distinti provvedimenti del Presidente del Cdm, approvati dopo aver ricevuto il parere favorevole da parte delle competenti commissioni parlamentari, autorizzano la cessione delle quote di minoranza delle due società pubbliche, con la quale il governo Renzi, in linea con le stime di gennaio dell’ex ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, conta di incassare circa 5,8 miliardi di euro.
Sul mercato, seguendo l’impostazione originaria del governo Letta, uno quota fino al 40% di Poste Italiane e del 49% dell’ Ente Nazionale di Assistenza al Volo Spa.

La cessione del 40% di Poste, realizzabile anche in più fasi secondo lo schema legislativo predisposto dal Cdm, sarà effettuata attraverso un’Offerta pubblica di vendita (Opv) rivolta a tutti i risparmiatori italiani, dipendenti del gruppo inclusi, oltre che agli investitori istituzionali italiani e internazionali.
Per i dipendenti, secondo il decreto approvato venerdì sera, si potrà ricorrere anche a forme di incentivazione differenziate, sia per il prezzo, sia per le tranche da riservare loro.
Una soluzione che, tenuto conto delle marcate differenze tra le due realtà, dovrebbe essere replicata anche per l’Enav, la cui quotazione, ha chiarito il governo, è prioritaria rispetto alla ricerca di un partner, anche se le due operazioni, secondo Palazzo Chigi, potranno procedere congiuntamente.
L’attesa ora è per la valutazione ufficiale delle due aziende controllate dallo Stato.