Siamo alle solite. Il prezzo del barile di Brent è ai minimi dal 2009, ma questo livello di prezzi non ha effetti – o quasi – sul prezzo della benzina – o del diesel – che noi paghiamo al distributore. Dall’inizio dell’anno il prezzo del petrolio è diminuito – circa – del 15% mentre il prezzo della benzina verde in Italia è aumentato del 4%. Di chi è la colpa? Sicuramente i petrolieri hanno delle responsabilità. Loro si giustificano parlando di “costi di raffinazione sempre più alti“, ma la realtà è che fanno poco per aumentare l’efficienza degli stabilimenti nei quali raffinano il petrolio.

I petrolieri dicono anche che a loro carico c’è l’assorbimento di parte dei rialzi delle quotazione per evitare ricadute troppo pesanti sulla domanda di benzina – i consumatori su questo punto sono invece di parere opposto, per loro quando il petrolio sale, i ritocchi all’insù del prezzo di benzina e diesel sono praticamente immediati, mentre quando il prezzo del greggio scende la faccenda è molto più lenta.

L’unico punto su cui le responsabilità sono chiare riguarda la pressione fiscale su benzina e diesel. Ogni governo ha portato il suo contributo all’incremento delle accise sui carburanti. il risultato finale di tutto questo lavoro è che, per ogni litro di benzina verde, lo stato incassa circa 1.012 euro al litro. Colpa dell’Iva, che a seguito dei diktat dell’Unione Europea è arrivata al 22%, ma colpa anche delle accise che negli ultimi sei anni sono passate da 0,564 euro al litro a 0,728. In un periodo di crisi come l’attuale, il prelievo sui carburanti ha funzionato come un bancomat: tra il 2009 ed il 2015 il prelievo è cresciuto del 33% ed il prezzo totale è aumentato del 36%. E secondo i programmi del governo Renzi, la pressione fiscale sui carburanti nei prossimi anni non dovrebbe diminuire.