L’Italia è da sempre uno dei Paesi in Europa dove la benzina costa di più e, secondo un’inchiesta effettuata da Altroconsumo nel 2015, ma tutt’oggi attuale, sono le inefficienze italiane a pesare sulle spalle dei consumatori.

Eppure l’Italia figura tra i leader in Europa (e ella top ten al mondo) nella produzione di carburanti, ovvero importa il greggio ma poi lo lavora per estrarne derivati da esportare. Il fatto che in Italia benzina e gasolio costino più che in altri Paesi rappresenta quindi un paradosso: producendo il bene e vendendolo all’estero, nella nostra nazione il costo del carburante dovrebbe essere minore di oltreconfine, come avviene ad esempio per i prodotti alimentari Made in Italy.

Il problema del mercato dei carburanti è l’ingranaggio (e le tasse) che vi sta alla base in Italia. Ad esempio una delle componenti che grava di più sul nostro prezzo della benzina sono le accise: delle tasse di scopo che avrebbero dovuto finanziare solo temporaneamente delle emergenze sorte negli anni in Italia ma che poi sono diventate permanenti, tanto che ancora oggi su gasolio e benzina si paga ancora un’accisa risalente al 1935 introdotta da Mussolini per finanziare la guerra di conquista dell’Abissinia. Le accise rappresentano quasi il 70% del costo del carburante e non solo: sulle accise si paga l’IVA al 22%.

Fondamentalmente dunque nel nostro Paese esiste un meccanismo perverso per il quale ad ogni aumento della benzina e delle accise lo Stato, e non i benzinai, ci guadagna. I carburanti quindi vanno a finanziare le casse dello Stato, tanto che oggi il Governo sta pensando di aumentare ulteriormente le accise, per la 18esima volta nella storia del nostro Paese, per correggere il deficit pubblico ed evitare la procedura di infrazione da parte dell’UE.

Come se tutto ciò non bastasse in Italia i prezzi industriali sono tra i più alti d’Europa, anche per colpa di una rete di distribuzione inefficiente, ma anche di compagnie petrolifere “tuttofare”, che tentano di gestire l’intero ciclo produttivo, dall’estrazione del petrolio alla vendita di carburante al consumatore, con risultati deludenti, almeno sul fronte della distribuzione.

Un meccanismo che porta i prezzi a lievitare e anche qui siamo di fronte ad un paradosso tutto italiano: la mancanza di passaggi in più tra chi produce e chi vende, dovrebbe portare a prezzi più bassi e invece in Italia non funziona così, tanto che addirittura presso i distributori di queste compagnie (come Eni ed Agip) la benzina costa di più che non presso i distributori no logo.

Fonte: Altroconsumo.