Anche se gli sceicchi ci regalassero il petrolio, i prezzi benzina non scenderebbero sotto 1,2 euro al litro. Cioè, una cifra non molto inferiore a quella che gli italiani sono già costretti a sganciare ogni volta che si recano dal distributore. A sottolinearlo è il presidente di Faib Confesercenti, Martino Lanti, all’agenzia Adnkronos. E la colpa di chi è? Nessun colpo di scena in vista: delle tasse dirette e indirette.

Per assurdo, se i proprietari dei pozzi, gli arabi, ci regalassero il petrolio e quindi le quotazioni del greggio sui mercati fossero pari a zero“, le parole di Landi, “gli italiani non possono pensare di acquistare la benzina a non meno di 1,20-1,25 euro al litro a causa dell’incidenza della tassazione diretta e indiretta“. Ovvero, accise e Iva. Nessuna sorpresa, purtroppo, ma solo la solita vecchia storia che ritorna, ogni volta più fastidiosa di prima.

Al momento, tra accise e 22% di Iva, gli italiani versano allo stato circa 0,9 euro per ogni litro di benzina acquistato, pari a circa il 60% del costo totale. Il restante 40%, come spiega lo stesso Landi, “è composto da cinque voci, di cui una sola è variabile, ed è proprio quella relativa alle quotazioni del prezzo al barile. Per quanto riguarda le spese di raffinazione, stoccaggio, trasporto e distribuzione, sono tutti costi fissi“.

La dimostrazione è data dalle fluttuazioni del prezzo del petrolio al barile avvenute nell’ultimo anno. Se al giugno 2015 il Wti veniva scambiato a 63 dollari e il Brent a 69 dollari, mentre oggi rispettivamente a 48 e 49 dollari, il prezzo di un pieno di benzina è calato in proporzione decisamente inferiore: 10-11% di media contro 25-26%. Se il calo fosse stato proporzionale, oggi un litro di benzina ci costerebbe mediamente 34 centesimi di euro al litro in meno.

Il messaggio di Faib Confesercenti è chiaro: il governo dovrebbe “smettere di aumentare le accise a ogni legge di Stabilità, accise peraltro giustificate (si fa per dire) da eventi remoti come l’invasione dell’Abissinia e l’alluvione di Firenze. Con prezzi più bassi, forse, la crisi del settore sarebbe meno acuta, e le tasche degli italiani lievemente più gonfie.