Per la banca, l’erogazione di un prestito personale rappresenta un’operazione rischiosa, perché a differenza di un mutuo non c’è l’ipoteca sulla casa a fare da garanzia, e non c’è nemmeno la copertura assicurativa obbligatoria a protezione del credito che generalmente accompagna i prestiti con la cessione del quinto dello stipendio. Per questo qualsiasi istituto di credito, prima di concedere un prestito personale deve essere ragionevolmente sicuro della capacità di rimborso futura del soggetto che richieste il finanziamento.

Ogni banca assegna a chi richiede un prestito un certo profilo di rischio: più è alto più aumenta la probabilità che il soggetto richiedente non sia in grado di restituire il prestito richiesto – e quindi questi avrà meno possibilità di ottenere una risposta positiva. uno degli elementi chiavi della valutazione che farà la banca è legata al reddito annuale di chi richiede il prestito. Non bisogna guadagnare somme esorbitanti – sennò non si avrebbe bisogno di un prestito – però bisogna guadagnare abbastanza da poter pagare il debito senza difficoltà.

In linea di massima il rapporto tra reddito/stipendio e i finanziamenti accesi o da accendere non può essere superiore a circa 1/3. In altre parole le rate di tutti i prestiti che possiamo avere in corso non può superare il 30-35% delle nostre entrate nette mensili. Se ci avviciniamo già a questa soglia con i prestiti che dobbiamo ancora restituire, potremo chiedere solo somme limitate.

Nella determinazione del profilo di rischio altri elementi che vengono considerati dalla banca sono la presenza o meno di un contratto a tempo indeterminato e soprattutto l’affidabilità creditizia. Se in passato chi richiede il prestito ha pagato in ritardo una o più rate di altri finanziamenti, difficilmente l’istituto di credito darà una risposta positiva alla richiesta di finanziamento.