La cessione del quinto dello stipendio è una forma di finanziamento, erogata da banche e società finanziarie, strettamente connessa allo stipendio o salario percepito dal lavoratore dipendente/richiedente. La stessa denominazione deriva da una delle sue caratteristiche principali: il dipendente, infatti, estingue il finanziamento contratto con il soggetto abilitato attraverso la cessione volontaria a questi di una quota del proprio stipendio mensile netto non superiore alla misura massima di un quinto.
Originariamente prevista per i soli dipendenti pubblici, in un dopoguerra (il primo testo legislativo che tratta le ritenute in busta paga come corpo unico di norme, il DPR 180, risale al 1950) dove era lo Stato il soggetto pressoché unico a farsi carico della ricostruzione, con il passare degli anni questo tipo di operazione è stata estesa, prima di fatto e poi legislativamente e con i dovuti adattamenti alle differenti tipologie di retribuzioni interessate, anche ai dipendenti delle azienda private, già negli anni ’70, ed ai pensionati (dal 2006).

Caratteristiche. La cessione del quinto dello stipendio, alla quale negli ultimi anni si è affiancata quella della pensione, rientra nella categoria dei prestiti personali non finalizzati, segmento del credito al consumo del quale fanno parte tutte quelle forme di finanziamento il cui utilizzo non è  vincolato a determinate finalità e, dunque, non destinato (contrattualmente) all’acquisto di specifici beni o servizi.
Il piano di ammortamento può avere una durata massima di 120 mesi (qualche anno fa il legislatore aveva spinto tale limite a 15 anni, ma le modifiche alla legislazione specifica in materia non sono mai state tradotte in circolari ministeriali e né hanno trovato consenso presso gli organi di vigilanza del settore) e per la restituzione dell’importo erogato, il soggetto finanziatore  riceve, di fatto, dal lavoratore dipendente il diritto a richiedere una quota dello stipendio direttamente al suo datore di lavoro (o all’ente pagante le retribuzioni, come nel caso di molti uffici ministeriali che per gli stipendi fanno capo al Tesoro).
La cessione del quinto è assistita da specifiche garanzie, alcune delle quali imposte dalla legge, tra le quali annoveriamo:
- l’importo mensile della rata viene trattenuto direttamente dallo stipendio del dipendente e versato dal datore di lavoro al soggetto finanziatore;
- il lavoratore deve stipulare necessariamente una polizza assicurativa per il rischio vita e/o rischio impiego che tutela la controparte finanziante nel caso di morte o di perdita del lavoro;
- il finanziatore, per i dipendenti privati, ha il privilegio sul Tfr nei limiti dell’importo ceduto.
I costi relativi alla coperture assicurative citate e agli oneri accessori previsti gravano sul lavoratore.

La delegazione di pagamento. La cessione del quinto può anche coesistere con altri prestiti aventi simili modalità di rimborso, su tutte la delegazione di pagamento, ed in tal caso la somma delle rate può raggiungere una quota della retribuzione pari a 2/5 (cioè il 40%).
Si ricorre di solito alla delegazione di pagamento quando è già in corso una cessione del quinto con un debito residuo elevato o se si ha bisogno di una somma di denaro particolarmente elevata che non è possibile ottenere con la sola cessione.
Non tutte le amministrazioni pubbliche e private, tuttavia, ammettono tale forma di finanziamento (esclusa, ad oggi, esplicitamente dagli enti previdenziali): per le sue caratteristiche intrinseche infatti, a differenza della cessione, quest’operazione richiede il consenso preventivo (generale) del datore di lavoro.

PHOTO CREDIT: MARCELGERMAIN VIA PHOTOPIN CC