Dura la vita dei precari, e non solo sul lavoro: secondo un’indagine dell’Adnkronos – che ha rielaborata dei dati raccolti su tutto il territorio nazionale -, per loro la strada che porta al credito resta quasi sempre sbarrata, dall’acquisto a rate di un auto al mutuo per la casa e a eventuali prestiti per aprire un’attività.

Il quadro è molto chiaro: a 7 giovani su 10 con contratti a termine viene negato un prestito – almeno restando ai canali classici, rappresentati dagli istituti di credito e dalle principali finanziarie. Spesso il problema si può aggirare attraverso la figura di un “garante” – che ovviamente dovrà pagare le rate del prestito se non dovesse farlo l’obbligato principale -, rappresentato da un genitore o di un parente che abbia una situazione lavorativa stabile per sbloccare l’istruttoria che altrimenti finirebbe con un nulla di fatto.

Nei casi in cui l’istruttoria finisce positivamente – in genere si tratta di prodotti che banche e finanziarie hanno pensato proprio per questi casi – le condizioni sono peggiori rispetto a quelle offerte ad altre categorie di clienti, sia in termini di tasso di interesse, che di durata delle rate o di tetto al finanziamento.

Insomma, mentre il mercato del lavoro ha scelto ormai chiaramente la flessibilità – basta per questo dire che negli ultimi cinque anni, sono diminuiti del 46,4% i contratti a tempo indeterminato mentre sono cresciuti del 19,7% i posti a termine – il mercato del credito continua ad essere sostanzialmente rigido, e così facendo esclude dall’accesso al credito un numero sempre maggiore di persone.

Il rischio è che in questo campo aumentino i soggetti truffati. Basta vedere al fatto che online si stanno moltiplicando le offerte, e spesso chiedono un anticipo per le spese di istruttoria, a fronte di un documento inviato via mail. Non so quanto ci si possa fidare di quanto succede su Internet.

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