Che cos’è lo shadow banking? Questa espressione è stata coniata dal Financial Times e dalla Banca Mondiale, e viene utilizzata per indicare degli strumenti di finanziamento diversi da quelli dei canali tradizionali. Si va dal Private equity al Venture Capital ed al crowdfunding, fino a quelli che vengono chiamati minibond ed ai finanziamenti pubblici (come i fondi dell’Unione Europea, gli sgravi, le garanzie e pure i confidi).

Una marea di denaro che non cessa di crescere (non si può dire lo stesso per il sistema bancario tradizionale): secondo Daniele Nouy, presidente del Consiglio di supervisione bancaria della Bce, nell’Eurozona, queste attività finanziarie non regolamentate sono aumentate, dall’inizio della crisi, da 9.000 a 19.000 miliardi di euro.

Giusto per fare un paragone e capire le dimensioni del fenomeno: le 130 banche dell’Eurozona  coinvolte nel recente  stress test delle banca centrale europea hanno attivi per 23.000 miliardi di euro, e le attività giudicate a rischio (quelle a partire delle quali si calcolano i fabbisogni di capitale sono state valutate poco più di 11.000 miliardi).

Alla faccia della stabilità del sistema finanziario europeo. O se volete si tratta dell’ennesimo esempio di schizofrenia di un sistema che fa acqua da tutte le parti.  Per capirlo basta dire che nel corso del 2012 le banche della zona euro hanno tagliato le loro attività di 4.300 miliardi di euro. Effetto delle nuove misure, che hanno imposto una maggiore solidità patrimoniale alle banche. E così è stato, perché gli istituti di credito hanno aumentato il loro capitale di quasi 100 miliardi e tagliato l’acquisto di titoli e soprattutto l’elargizione di crediti per 4.300 miliardi di euro.

Il risultato è che, come ha spiegato Daniele Nouy, il sistema bancario tradizionale ha prodotto un  massiccio credit crunch, cui è subentrato lo shadow banking che “ha aumentato il suo ruolo nel finanziamento dell’economia reale e ha finito anche per contribuire al finanziamento delle banche regolamentate con volumi che si aggirano intorno agli 88 miliardi di linee di credito attive”.

Chi non ha accesso al sistema bancario ombra spesso deve chiudere, mentre ormai questa costruzione alternativa rappresenta negli Stati Uniti cira un terzo del rischio sistemico complessivo della finanza negli Stati Uniti, mentre il Vecchio Continente è ancora abbastanza bancocentrico; Un discorso a parte lo merita la Cina; qui lo shadow banking rappresenta tra il 35 e il 50% del Pil annuo e cresce sempre con percentuali stratosferiche.

photo credit: woodleywonderworks via photopin cc