Con la creazione dell’anagrafe dei conti correnti, ogni operatore finanziario – e quindi banche, Poste italiane, Sim e  così via – deve comunicare all’Agenzia delle Entrate i movimenti e tutte le informazioni relative ai nostri conti correnti. Questo passaggio di informazione tra la nostra banca ed il Fisco rende ogni prestito infruttifero a rischio di accertamento fiscale.

Cosa fare allora in questi casi? La prima cosa da considerare è che sarebbe meglio non accreditare il denaro elargito sul proprio conto corrente. Se comunque si decide di farlo è bene redigere una scrittura privata e tenere copia di ogni strumento finanziario utilizzato – ad esempio l’assegno circolare con cui un parente ci ha dato il contante. Va considerato però che, anche se si tratta di un prestito infruttifero, l’Agenzia potrebbe contestare il fatto che non sia stato pagato un interesse, e quindi erogare una sanzione al prestatore, come se fossimo in presenza di un reddito imponibile non dichiarato al Fisco.

Un altro aspetto da considerare quando c’è movimentazione di denaro, è che le operazioni in contanti sopra i mille euro possono causare, ai sensi della normativa anti-riciclaggio, una segnalazione della banca al ministero dell’Economia ed all’Agenzia delle Entrate. È bene quindi pensare – sia nella fase dell’erogazione del prestito che in quella della sua restituzione – a pagamenti scaglionati nel tempo di importo inferiore ai mille euro.

Comunque un prestito infruttifero oltre certe cifre effettuato per contanti, potrebbe far accendere i riflettori del redditometro, e quindi provocare accertamenti. Vale quindi la pena di valutare se, in alternativa ad un prestito infruttifero, ci siano dei prestiti online che a condizioni accettabili ci permettano di ottenere la liquidità di cui abbiamo bisogno.

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