Più della metà della ricchezza prodotta negli ultimi tre mesi del 2012 è finita nelle casse dello Stato. Le rilevazioni Istat sulla pressione fiscale per trimestri rese note nel fine settimana non solo confermano che gli ultimi mesi dell’anno sono quelli dove si registrano le scadenze più rilevanti, ma evidenziano anche, e soprattutto, quanto questa sia lievitata nell’ultimo trimestre del 2012, toccando la quota record del 52%.

L’Istituto nazionale di statistica ha misurato per la prima volta il peso di fisco e tributi, espresso dal rapporto tra l’ammontare delle imposte (contributi sociali compresi) e il Pil, anche sui trimestri e non solo sul totale dei 12 mesi, rilevando, come anticipato, che gli ultimi tre mesi dell’anno sono i peggiori per le tasche dei contribuenti e che quelli del 2012 hanno visto la pressione fiscale volare al 52%, record assoluto e +1,5% rispetto allo stesso periodo del 2011.
Nello specifico, nel quarto trimestre la crescita più marcata è stata registrata per le imposte dirette (+7,6%), seguite dalle indirette (+4,3%), mentre i contributi sociali sono rimasti sostanzialmente stabili (-0,1%). Dal versante uscite, invece, spicca il deciso calo (-2,2%) per la voce ‘redditi da lavoro dipendente’: il monte retribuzioni è ancora fortemente condizionato dal blocco degli stipendi nel settore pubblico e dalla riduzione del personale e in tal modo le spinte dell’aumento delle entrate hanno portato la pressione fiscale a battere ogni record, raggiungendo ufficialmente il massimo dal 1999, anno d’inizio delle serie storiche dell’Istat, mentre il valore rilevato per l’intero 2012 (44%) ha superato la soglia toccata nel 1997 sotto la spinta dell’Eurotassa.

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