I dati sono il prodotto delle rilevazione fatte dall‘Istat – e contenuti nel conto economico trimestrale delle amministrazioni pubbliche -: il peso delle imposte, ovvero la pressione fiscale, si è attestata nel secondo trimestre del 2015 al 43,2%, un dato molto elevato ma in diminuzione dello 0,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato. Se si considera il primo semestre del 2015, il valore della pressione fiscale è lo stesso del 2014 – ovvero il 41,1%.

Se si passa ad esaminare le uscite totali del settore pubblico, si registra un’incidenza rispetto al Pil del 49,2% – nello stesso periodo dell’anno passato l’incidenza era pari al 49,8%, ma bisogna anche dire che le uscite sono aumentate in termini tendenziali dello 0,3%. La spesa per interessi passivi sul debito pubblico nel secondo trimestre è scesa del 3,5% su base annua, ovvero di 746 milioni di euro. Le entrate Nel complesso segnano un rialzo dello 0,7% su base annua, grazie alla spinta arrivata dalle imposte dirette (+0,3%), ma soprattutto dalle indirette (+2,6%), come quelle che interessano i consumi – come l’Iva.

L’avanzo primario – che altro non è che la differenza fra la spesa pubblica e le entrate tributarie e extra-tributarie esclusi gli interessi da pagare sul debito – sale al 4,2% del Pil. Se si includono gli interessi che paghiamo sul debito, il surplus diventa un disavanzo dello 0,9% – sempre in rapporto al Pil. Un valore in calo dello 0,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato.