Solo dal 22 giugno saremo liberi dalla fame dell’Erario italiano.
Quest’anno il Tax Freedom Day, il giorno della liberazione dalle tasse, arriverà 48 ore più tardi rispetto al 2013, quando la maratona tributaria è terminata il 20 giugno, con all’orizzonte il rischio di un pericoloso slittamento verso il 30 giugno, che vorrebbe dire lavorare più per lo Stato che per la propria famiglia.
È quanto evidenzia uno studio della Cgia di Mestre sul peso del Fisco italiano, 172 giorni lavorativi su 365 per sfamare una pressione fiscale arrivata ormai a superare la soglia del 47%.

L’analisi dell’associazione degli artigiani di Mestre parte dalla situazione di un rappresentante del ceto medio, un impiegato quadro (o un imprenditore medio-piccolo) con 48.644 euro lordi di reddito annuo, con moglie e un figlio a carico, il quale dovrà lavorare 172 giorni su 365 solo per soddisfare le esigenze del Fisco. In totale, il conto di tasse e contributi per costui arriverà quest’anno a 23.187 euro, contro i 22.563 del 2013: quasi duemila euro al mese.
Situazione invariata invece per il contribuente tipo, l’operaio con un reddito annuo di 24mila euro lordi e moglie e un figlio a carico, tipico di tutti gli studi sull’incidenza delle tasse sulla vita quotidiana degli italiani. Come nel 2013, costui dovrà lavorare anche quest’anno 135 giorni, fino al 15 maggio, per pareggiare i conti di imposte e contributi. Senza tener adeguatamente conto, specifica la Cgia, della variabile aliquota Tasi.

Stiamo parlando, ricorda la Cgia, di un operaio con moglie e un figlio a carico che abita in una casa di proprietà di 90 metri quadrati e con una rendita catastale di 446 euro, con un auto di 68 kw di potenza e 6mila euro sul conto corrente.
Mentre per il quadro con lo stesso nucleo familiare, la simulazione è su un soggetto con casa di proprietà di 150 metri quadrati e con rendita catastale di 1.100 euro, 40mila euro di risparmi, dei quali 12.160 in conto corrente e 27.840 in titoli e fondi, e un auto di 87 kw di potenza.
Per quest’ultimo, evidenzia lo studio, lo slittamento in avanti del Tax Freedom Day è la logica conseguenza degli interventi in materia fiscale degli ultimi decenni in un sistema a forte matrice progressiva come il nostro, nel quale gli scaglioni Irpef e le detrazioni non vengono più adeguati all’incidenza del costo della vita. Nemmeno le manovre decise nel 2013, sottolinea la Cgia, hanno apportato rimedi positivi a questa logica distorsiva e il budget familiare sarà dunque molto depresso anche nel 2014.
L’unica variazione positiva, rilevano da Mestre, è l’aumento delle detrazioni da lavoro dipendente, ma gli sgravi, quantificabili in circa 200 euro, sono concentrati sulle fasce di reddito medio-basse (15-20mila euro) e diminuiscono all’aumentare del reddito.