Dopo un determinato periodo di tempo i debiti fiscali notificati da Equitalia si considerano annullati, ovvero cadono in prescrizione, ed è possibile considerare non più esigibile il pagamento delle cartelle esattoriali. Tale intervallo di tempo varia a seconda del tributo preso in considerazione: IRPEF, IRAP, IVA, IMU, TARI, TASI, Canone RAI, multe, contributi previdenziali e così via.

Prescrizione e decadenza

Ricordiamo che con il termine prescrizione intendiamo il caso in cui la sanzione non può più essere riscossa da Equitalia per non aver esercitato un diritto nei termini. Diversamente se Equitalia non ha esercitato un’azione necessaria per acquisire il diritto alla riscossione della sanzione si parla di decadenza. Questo significa che, se entro determinati termini Equitalia non notifica alcun atto (avviso o cartella), l’Ente decade dall’azione di riscossione relativamente ai termini di notifica della cartella ma, se il diritto non è ancora prescritto, il credito può comunque essere preteso in via giudiziaria per mezzo di un’azione davanti al giudice. Se invece una cartella Equitalia cade in prescrizione, ad essere estinta non è solo l’azione, ma anche il diritto e dunque il credito prescritto si può considerare estinto.

Tempi di prescrizione

Per calcolare i tempi di prescrizione bisogna fare riferimento alla data dell’ultima notifica ricevuta da Equitalia, eventuali solleciti fanno ripartire il conteggio.

Crediti accertati dal giudice

I crediti accertati dal giudice con sentenza passata in giudicato si prescrivono dopo 10 anni.

Canone RAI

Il canone RAI si considera prescritto dopo 10 anni a partire dalla fine di gennaio dell’anno in cui sarebbe dovuto essere corrisposto (Cassazione, sentenza n. 18432/ 2005).

Contributi

I contributi INPS, INAIL, Fondo pensioni lavoratori dipendenti e altre gestioni pensionistiche obbligatorie, incluso il contributo di solidarietà di cui all’articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge n. 103/1991 si prescrivono secondo quanto disposto dalla Legge 335/1995:

  • 10 anni per contributi anteriori al 1 gennaio 1996;
  • 10 anni in caso di mancato versamento dei contributi denunciato dal lavoratore o dai suoi eredi aventi diritto;
  • 5 anni per i contributi successivi al 1 gennaio 1996.

Sono 5 gli anni per la prescrizione dei contributi minori (DS, TBC, ENAOLI, SSN etc) e quelli dovuti da artigiani, esercenti attività commerciali e lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata.

Sono invece 10 gli anni per la prescrizione delle sanzioni applicate in caso di ritardato o mancato versamento dei contributi (Corte di Cassazione – sentenze n. 14152/2004 e n. 18148/2006).

Imposte

Imposte quali IRPEF, IRAP e IVA si applicano i termini di prescrizione ordinari di 10 anni (Corte di Cassazione – sentenza n. 4283/2010), mentre per i tributi locali come IMU, TARI e TASI, si applica l’articolo 2948, n. 4 del Codice Civile che prevede la prescrizione in 5 anni di tutto ciò che viene pagato periodicamente (Corte di Cassazione – sentenza n. 4283/2010).

Multe e bollo auto

Per le multe per violazione del codice stradale i termini di prescrizione sono di 5 anni decorrenti dal giorno in cui è stata commessa l’infrazione (art. 209 cod. della strada e art. 28 della Legge n. 689/1981), mentre per il mancato versamento del bollo auto la prescrizione è fissata a 3 anni decorrenti dal terzo anno successivo a quello a cui si riferisce il pagamento (art. 5 del D.l.953/82, così come modificato dall’art.3 del D.l. 2/86 convertito nella legge 60/86).

Diritti camerali

Anche per i diritti annuali Camera di Commercio si applicano i termini ordinari di 10 anni previsti dal’articolo 2946 del Codice Civile, mentre per le sanzioni per omesso o ritardato versamento i termini di prescrizione sono di 5 anni.