La crisi bancaria di Cipro rappresenta un caso unico e il piano di salvataggio non dovrebbe essere visto come un modello per gli altri Paesi dell’eurozona in difficoltà.
Lo hanno sottolineato ieri, in due distinti interventi, Benoit Coeure e Ewald Nowotny, membri del consiglio della Banca centrale europea, dopo l’uscita del presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijseelbloem, per il quale il piano di salvataggio dell’isola, che impone pesanti perdite ai titolari di depositi bancari superiori ai 100.000 euro, rappresenterebbe un modello per la gestione di altre crisi.
Non si possono fare paragoni: la maggior parte dei mercati sono ben consapevoli che Cipro è un caso a parte. Non si può comparare all’Italia, anche i mercati non la vedono così“, ha detto Nowotny alla stampa nel corso di una conferenza a Praga. Stessa linea quella di Coeure, che a Radio Europe 1 ha riferito: “non vedo perché dovremmo usare gli stessi metodi altrove“. Coeure, dichiarandosi in disaccordo con l’affermazione del presidente dell’Eurogruppo Dijseelbloem, ha aggiunto, inoltre, che il piano di salvataggio concordato per Cipro ha evidenziato ancora una volta quanto sia necessario migliorare la regolamentazione bancaria per avere una Bce che possa agire come un supervisore indipendente.
Credo che il signor Dijsselbloem abbia sbagliato a dire quello che ha detto. L’esperienza di Cipro non è un modello per il resto d’Europa, perché la situazione aveva raggiunto un livello che non si può paragonare a nessun altro Paese“, ha rimarcato Coeure.