Nel quadro tracciato dall’Istat nel suo rapporto annuale sull’Italia – qui trovate la prima puntata – ci sono tante immagini a tinte scure: per esempio, i padri e le madri di famiglia disoccupati sono cresciuti di oltre 500.000 unità. E il Mezzogiorno sta diventando sempre più povero. La prima causa di questo malessere è la mancanza di lavoro: nel Sud il tasso di occupazione maschile è ulteriormente diminuito per toccare il 53,7%, un dato che è più di 10 punti percentuali al di sotto della media nazionale.

E nel Meridione non lavorano nemmeno le donne – in media sono occupate una su tre. In Campania, Calabria, Puglia e Sicilia il tasso di occupazione femminile non arriva alla metà di quello della Provincia Autonoma di Bolzano. Nel Mezzogiorno, le famiglie in cui non c’è nessun componente che lavora sono passate dal 14,5% del 2008 al 19,1% del 2013. La mancanza di possibilità porta tanti giovani ad emigrare, per cui la popolazione al Sud è più vecchi che nel resto del paese: tra il 2011 ed il 2041 si prevede che gli ultrasessantacinquenni per 100 giovani con meno di 15 anni passeranno da  123 a 278.

L’emigrazione non è più un fenomeno che caratterizza solo il sud: nel 2012, sono  emigrati 68.000 italiani, il 36% in più del 2011. Un numero record negli ultimi dieci anni. In buona parte di tratta di giovani – 26.000 avevano tra i 15 e di 34 anni, solo nel 2008 fa erano 10.000 in meno. Un fenomeno che non è solo degli ultimi anni: tra il 2008 ed il 2013 sono partiti 94.000 giovani – di questi 6.340 erano laureati. E la crisi frena anche l’arrivo di immigrati stranieri in Italia: gli ingressi nel 2012 sono stati 321.000, una cifra che rappresenta un calo del 27,7% rispetto a quanto avveniva nel 2007. E contemporaneamente aumentano gli stranieri che se vanno…

Le brutte notizie non finiscono qui: la carenza di politiche a favore dei più poveri impedisce una efficace lotta alla povertà. E così l’Italia continua ad avere un indice sul “rischio di persistenza in povertàtra i più alti d’Europa: siamo al 13,1% contro una media europea del 9,7%. Non c’è quindi da stupirsi se il nostro paese veda un minimo storico nelle nascite. Nel 2013 abbiamo toccato un minimo storico: nell’anno passato sono stati iscritti all’anagrafe poco di 515.000 bambini. 12.000 in meno “rispetto al minimo storico registrato nel 1995“.

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