Lo dice un rapporto della Commissione europea:  l’11% degli italiani non dispone di beni di prima necessità, ovvero non si può scaldare, o non ha la possibilità di mangiare alimenti come la carne. Una percentuale doppia rispetto agli grandi paesi dell’Unione Europea – come la Francia o la Germania.

Per una volta le pessime notizie sono compensate un poco da qualche aspetto positivo, perché sul fronte sanitario, nonostante le difficoltà economiche che stiamo attraversando, l’Italia – per una volta – fa bella figura. In un decennio siamo riusciti a ridurre ancora la mortalità infantile, – e questo ci ha permesso di avvicinarci all’Europa che conta -: tra il 2001 ed il 2011 siamo passati da 4,4 a 3,2 decessi per mille nati vivi – in Europa siamo invece passati in media da 5.7 a 3,9 decessi per mille nativi vivi.

Come racconta Paola Testori Coggi, direttore generale per la salute ed i consumatori della Commissione Europea, l’indicatore è importante perché: “se queste differenze diminuiscono, vuol dire che tutte le politiche dell’Unione Europea nei nuovi Paesi hanno avuto buoni risultati. Vuol dire che gli investimenti fatti nei campi delle politiche strutturali, che le applicazioni delle linee guida dell’Unione Europea in materia di salute e prevenzione, le nostre direttive e le nostre leggi – applicate adesso nei Paesi dell’Est – portano un miglioramento reale“.

Incoraggiante anche rilevare che l’Europa stia compiendo progressi nella riduzione delle sperequazioni tra paesi nel campo della salute. Restano comunque notevoli differenze in termini – ad esempio – di speranza di vita. Basti dire che il Lituania la mortalità degli uomini sotto i 65 anni è tripla rispetto all’Italia – seconda in classifica europea dopo la Svezia come minor numero di decessi degli under 65.

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