L’Italia ha messo in piedi una riforma economica molto corposa che, come spiega il premier, ha cercato di trasferire il peso fiscale dalla produttività alla ricchezza. Poi però si sono scatenate le polemiche sul posto fisso. E’ la notizia che in rete ha caratterizzato il fine settimana: il premier ha definito monotono il posto fisso. In realtà nel nostro Paese le persone che possono contare su un contratto a tempo indeterminato non sono molte.

L’Istat comunica che i lavoratori senza posto fisso sono 2,7 milioni anche se individuare in questo insieme i precari veri e propri è un po’ difficile. Nel dettaglio, secondo l’Istituto nazionale di statistica, nel nostro paese, nel 2011, c’erano 2,364 milioni di dipendenti a tempo determinato e 385 mila collaboratori.

I dipendenti a termine sono in aumento. Si conta un rialzo della “categoria” pari al 7,6 per cento che vuol dire 166.000 unità in più durante l’anno. Questo tipo di contratti, continua l’Istat, interessa soprattutto i lavoratori che non hanno ancora compiuto 53 anni.

Sul totale degli occupati, quelli a termine incidono con una percentuale del 10,3 per cento. Mentre nel 2011 i collaboratori sono in calo del 2,1 per cento che vuol dire 8 mila unità in meno. Dal computo di questi “atipici” però, sono escluse tutte le false partite Iva che attendono ancora una regolamentazione del settore.