Da oggi è scattato l’obbligo per imprese, lavoratori autonomi e professionisti: devono dotarsi di Pos, permettendo dunque ai clienti di pagare sempre con moneta elettronica (vale a dire bancomat, carta di credito o carta prepagata), laddove richiesto. Attenzione, però, perché i clienti possono chiedere di pagare con moneta elettronica soltanto se la spesa è pari o superiore ai 30 euro. Se è inferiore, vale anche e ancora il contante.

Facendo qualche esempio pratico: la parcella del dentista, ma anche il conto del ristorante, la fattura dell’idraulico o del falegname saranno tutte spese che il cliente potrà pretendere di pagare con bancomat o carta di credito. Si è parlato di rivoluzione a metà e così è davvero: per chi non si adeguerà, infatti non ci saranno sanzioni.

I costi. La Confesercenti ha fatto i conti in tasca alle imprese, prevedendo un costo aggiuntivo di cinque miliardi l’anno. Per un’impresa media (da 50 mila euro transazioni l’anno), il costo sarà di 1.700 euro l’anno. Una “batosta” secondo l’associazione, in un momento in cui le pmi sono già in difficoltà per la crisi economica. Di parere opposto, invece, Federconsumatori e Adusbef, che parlano di misura importante nella lotta all’evasione.

Attualmente, in Italia, ci sono 1,4 milioni di Pos e 34 milioni di carte bancomat, che salgono a 90 se si aggiungono quelle di credito e prepagate. In un primo momento, la norma era stata pensata solo per i soggetti che fatturavano più di 200 mila euro l’anno, ma è stata poi estesa a tutti. Il governo non ha escluso, più in là nel tempo, che possano venire introdotte sanzioni per chi non si sarà dotato del Pos. Infine, un cliente che si rifiuta di pagare perché l’altra parte non gli permette di effettuare il pagamento elettronico, incorre comunque nella mora da creditore. Insomma, l’obbligazione per il debitore resta. Una rivoluzione a metà.