Per acquistare un immobile, a patto di non essere un milionario, è necessario che l’acquirente accenda un mutuo con un istituto di credito.

Quindi dopo aver individuato la casa, tramite un intermediario accreditato o in completa autonomia, si cerca la banca che offre il contratto più vantaggioso. E se poi si vuol cambiare?Scegliere un istituto di credito perché in un certo momento offre un tasso d’interesse vantaggioso e pentirsi poco dopo, può essere poco conveniente per il contribuente.

La portabilità del mutuo da un istituto all’altro, infatti, sebbene debba essere sinonimo di libertà, si trasforma spesso in un’agonia.

Molte associazioni di consumatori si sono occupate dell’argomento, dimostrando che la facilità dell’operazione non è poi così scontata, perchè nessun istituto di credito vuole rinunciare al cliente e quindi porta in campo diverse strategie per rallentare o far arenare l’operazione.

Il caso più semplice di surroga è quello di un mutuatario che dopo aver stipulato il contratto con la sua banca, ne trovi un’altra che per la stessa cifra chiesta in prestito, offre un tasso più vantaggioso.

Le associazioni di categoria ricordano che per legge la portabilità deve essere a costo zero. Il riferimento normativo è la legge n. 40 del 2007.