Nelle classifiche Ocse sul numero di giorni lavorativi ogni anno, l’Italia finisce sempre nelle posizioni di testa, a livello degli stakanovisti del Giappone e della Corea del Sud. Difficile a credersi negli ultimi giorni. Tutto va a rallentatore dai giorni che hanno preceduto la Pasqua. Colpa di un calendario che ha finito per accavallare questa festività cristiana con la Festa della Liberazione e del Primo Maggio. Tutto sta andando a rallentatore da una decina di giorni: dalle fabbriche, ai negozi ed agli uffici.

E le cose continueranno fino al 5 maggio. Fino a poco tempo fa si diceva che eliminando una settimana di ferie si sarebbe guadagnato un punto di Pil… E quindi questo megaponte potrebbe esserci costato il doppio… Il ministro Giulio Tremonti avevo provato ad accorpare più festività civili, come il 25 aprile, il primo maggio ed il due giugno, con le domeniche. Inutilmente. Dopo ci avevano provato i tecnici del governo Monti con eguale insuccesso. L’ultimo risultato positivo in questo campo risale al 1977…

Oggi è più difficile che si muova qualcosa, anche perché pure gli imprenditori quest’anno sono a favore: così possono smaltire le ferie dei dipendenti entro l’anno, e non dovranno pagarle. In un momento in cui la domanda latita, non produrre non è necessariamente un male. Se poi la guardiamo dalla parte del turismo, in questi tempi di crisi, gli italiani valgono più come consumatori e come vacanzieri che come lavoratori.

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