Attività illegali quali traffico di droga, prostituzione e contrabbando di sigarette e alcol saranno inseriti nel nuovo metodo di calcolo del Prodotto interno lordo che da quest’anno sarà adottato da tutti i Paesi dell’Unione europea.
A renderlo noto ieri l’Istat, ricordando che le stime seguiranno le linee guida dettate da Eurostat.
“Le attività illegali di cui tutti i Paesi inseriranno una stima nei conti – ha scritto ieri l’istituto nazionale di statistica – sono: traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol). La metodologia di stima della dimensione economica di tali attività sarà coerente con le linee guida stabilite da Eurostat”.

Le stime delle attività illegali, ha ricordato Emer Traynor, portavoce del commissario Ue al Fisco (cui compete la riforma di Eurostat), sono già da tempo comprese nel calcolo del Pil, sia in chiave internazionale che in ambito Ue, e dal prossimo settembre la vera novità è che saranno “armonizzati” il metodo di calcolo e la definizione di attività illegali.
Anche l’Istat, di fatto, già include nel Pil l’economia sommersa, vale a dire l’insieme di tutte quelle attività di produzione che, anche se legali, vengono esercitate eludendo il controllo diretto attraverso il ricorso a sistemi di frodi fiscali e contributive (tra il 16,3% e il 17,5% del Pil italiano nel 2008).
Il Pil misura tutta l’attività economica, sia dichiarata che sommersa. Il sistema europeo di statistica attualmente in uso (ESA 95) – ha evidenziato Traynor - è basato su standard internazionali che includono stime del sommerso nel calcolo del Pil (attività illegali, produttori in nero, evasori, etc) e quindi richiede anch’esso gli stessi dati. ESA 95 sarà rimpiazzato da regole aggiornate (ESA 2010) a settembre 2014, ma l’obbligo di includere le attività economiche sommerse non cambia di molto rispetto ad oggi. Verrà solo armonizzato il sistema di analisi delle attività illegali così come concordato dalla Ue nel 2012”.
L’esigenza alla base di tale scelta, ha spiegato poi il portavoce Ue, è quella di “riflettere meglio lo stato dell’economia: tutte le attività economiche e le transazioni devono essere prese in considerazione per dare un accurato quadro dei consumi e del Pil, siano essi legali o no” (foto by InfoPhoto).