Secondo l’Istat, nel secondo trimestre del 2013, il dato destagionalizzato, mostra una diminuzione del Pil dello 0,3% nei confronti del trimestre precedente e del 2,1% se si raffronta questo trimestre con lo stesso periodo del 2012.

La tendenza è che se l’economia dovesse continuare così, alla fine dell’anno ci troveremmo con un Pil in discesa del 2%, mentre la variazione acquisita per l’anno in corso è del -1,8%.
Cosa significa? Semplice. Se da qui alla fine dell’anno non ci fossero variazioni nel Pil, noi saremmo al -1,8%, se continuano le tendenze attuali saremmo al -2%. E ovviamente se il dato finale fosse peggiore sarebbe indice di un ulteriore peggioramento del quadro economico – da non scartare visto anche il rischio di instabilità politica.

Cosa è cambiato tra il primo e secondo trimestre dell’anno in corso? I principali aggregati della domanda interna sono scesi dello 0,3% – e anche per questo le importazioni sono diminuite dello 0,3% -, mentre le esportazioni sono aumentate dell’1,2%.

Il contributo degli investimenti fissi lordi e della spesa della Pubblica Amministrazione è stato nullo, mentre la variazione delle scorte ha portato un contributo negativo dello 0,4%, lo stesso contributo – ma in positivo – che ha apportato la domanda estera.

L’Istat ha registrato variazioni congiunturali negative (ovvero rispetto al trimestre precedente) del 2,2% nell’agricoltura, dello 0,9% nelle costruzioni, dello 0,3% nei servizi e dello 0,1% per l’industria. In termini tendenziali (ovvero in rapporto allo stesso periodo dell’anno scorso), è diminuito del 6,9% nelle costruzioni, del 2,6% nell’agricoltura, del 2,5% nell’industria in senso stretto e dell’1,2% nei servizi.
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