La ripresa dell’economia italiana sarà più lenta e meno marcata di quanto stimato dal governo Letta.
Nelle stime autunnali della Commissione europea rese note ieri gli analisti di Bruxelles confermano le previsioni di primavera e prospettano per il 2014 una crescita del Pil italiano dello 0,7%.
Un dato identico a quello comunicato in questi giorni dall’Istat e molto distante da quello del governo, che difende il suo +1,1% dalle critiche piovutegli addosso dopo la pubblicazione dell’analisi dell’istituto di statistica nazionale.
Per l’anno in corso tuttavia la Commissione ha fornito indicazioni del tutto equiparate a quelle dell’esecutivo e dell’Istat, spostando il calo del Pil a -1,8% dal -1,3% stimato in primavera.

Motivi del peggioramento, ha chiarito Bruxelles, “investimenti decisamente compressi, un ambiente esterno poco dinamico e l’apprezzamento del tasso di cambio”, in un contesto contrassegnato da “stretta creditizia” e una domanda interna davvero debole, anche se “gli indicatori disponibili lasciano credere che la recessione sia vicina al punto minimo” e che dunque aumenti la possibilità che già in quest’ultimo trimestre si manifesti “una moderata ripresa graduale della produzione”.
A favore della ripresa nel prossimo anno giocano, rileva la Commissione, una graduale riaccensione del credito (dopo i test della Bce), la liquidazione dei debiti della Pa alle imprese private, un’accelerazione della domanda extra-europea e un allineamento del sistema fiscale a quello comunitario (semplificazione).
Scenario negativo invece sul versante disoccupazione: “l’occupazione continuerà a ridursi sostanzialmente nel 2013 – si legge nell’analisi Ue dei conti italiani -, si stabilizzerà nel 2014 e tornerà a riprendersi soltanto nel 2015”.