Più realista del re. Questo è in sintesi il giudizio che si può dire della guida della Banca centrale europea. L’ineffabile Mario Draghi tira il freno proprio nel momento in cui si vedono i primi segni del recupero economico tanto atteso. Buon senso, proprio perché ci sono ancora tante mine sul terreno che possono colpire l’agognata ripresa economica.

Per questo il banchiere si dice “molto, molto cauto sulla ripresa, non riesco a condividere l’entusiasmo” che a dire il vero ho visto solo in alcuni esponenti politici che sono quasi costretti a comportarsi così. I “germogli” della crescita nell’Eurozona “sono ancora molto, molto acerbi”. E per queste le stime sull’andamento dell’anno in corso migliorano, mentre si prevede un peggioramento per il prossimo anno.

Il presidente della Bce fa capire che l’Eurotower è ancora pronta a tutto – ovvero tagliare se serve i tassi o adottare nuove misure straordinarie. Come la risposta sugli interventi a favore di piccole e medie imprese di cui si parla da un annetto. Il banchiere non ne fa espressa menziona, ma il miglioramento dell’economia europea passa attraverso tre incognite politiche di peso.

La prima è evidente a tutti: quanto durerà il governo Letta? Ma non c’è solo questo problema: la Grecia dovrebbe richiedere nuovi aiuti, che Draghi vorrebbe legati a nuove “condizionalità” e sarebbe contrario ad un taglio del debito ellenico, e ci sono da considerare i rischi collegati alla polveriera siriana. Infine bisognerà considerare i poteri che avrà la Banca centrale europea in termini di vigilanza nell’Unione bancaria

Troppe incognite, e poi ci sono da considerare i nemici interni. I falchi della Bundesbank sono sempre in cerca di alleati per alzare i tassi di interesse e fare di tutto ma non gli interessi di tutta l’Unione Europea e l’Eurozona. Insomma il lavoro di Mario Draghi, anche se lautamente retribuito, non è certo facile

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